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Relitto Milano -236


Record a -236 metri nel Lago Maggiore

I tre profondisti in deco a -50

pubblicato sulla rivista Sub n° 274 - LUGLIO 2008


Era da mesi che si stava preparando questa immersione veramente “tirata”. Programmata per venerdì 9 maggio, nell’ambito del DDE Dinamic Dive Exibition, una nuova formula di fiera della subacquea. Il compito di coordinare l’immersione e la relativa assistenza è affidato a Fabio Manganelli, ex pilota militare di caccia, attuale pilota di linea, istruttore trimix OC e CC e instructor trainer PTA di human factor. La scelta ricade su di lui più che su altri quotatissimi sub, in quanto la sua preparazione da pilota, l’attitudine alla pianificazione, al lavoro in squadra, all’estremo rigore nel seguire scrupolose check list, fanno si che venga nominato responsabile delle operazioni di superficie. Io ed Ivan, il mio fido assistente nonché compagno di avventura, arriviamo il giovedì pomeriggio verso le 16, bella giornata lago calmo previsioni meteo ottime per l’indomani. Dopo un giro di saluti a vecchi amici provenienti da tutta Italia, ci mettiamo da parte e lasciamo che procedano con le proprie mansioni. In queste fasi, come per l’assistenza all’immersione tecnica, ognuno ha un compito ben definito; spesso buttarsi per dare una mano genera solo confusione ed errori, per cui si resta a disposizione in attesa di eventuali richieste. Noto le magliette di chi sta lavorando: Fabio in rosso, riporta sulla schiena Dive Marshall, molte sono azzurre con scritto Support Diver, alcuni in bianco Surface Assistant e poi ci sono i tre neri, Deep Diver. Alessandro Scuotto, 35 anni, brevettato COM.SUB.IN, Comando Subacquei ed Incursori della Marina Militare, operatore tecnico iperbarico, pilota Rov, abilitato alla conduzione di sottomarini, titolare insieme al padre della società Deep Sea Technology S.r.l. specializzata nel recupero di navi affondate, trainer instructor PTA/CMAS, PSA e NASE, vice responsabile della sezione Sommozzatori della Polizia di Stato di Napoli, nonché compagno di avventura durante la spedizione Viminale 2004. Mario Marconi trainer instructor PTA/CMAS, trimix e cave, cominciò ad immergersi nel 1993. Nel 2001 diede inizio alle esplorazioni profonde in grotta, fra le quali spiccano i meno 125 nel Pozzo del Merro (attualmente quota massima raggiunta in questo sito), l’esplorazione della Grava di San Giovanni meno 134, l’esplorazione della grotta “La Foce” fino a meno 120, meno 167 nella risorgenza di Saint Sauveur con una permanenza in acqua di 554 minuti. Lo conobbi anno scorso nel corso della manifestazione PTA-DAN che vide oltre 100 sub in immersione monitorata, dai -30 ai -130. Il terzo è Pim Van Der Horst olandese subacqueo dal 1983. A seguito di vari corsi di specializzazione in Inghilterra ed Usa avviò la sua scuola di immersione tecnica, il Tekdiving PTD. Trainer instructor trimix CC (per oltre 10 modelli di rebreathers) e OC per molte agenzie ANDI, IANTD, PADI, PTA/CMAS e WOSD. E’ l'autore di molti libri sull’immersione tecnica con rebreathers. Verso le 17.30, dopo un rapido consulto con i profondisti, Fabio richiama l’attenzione di tutti, non si è pronti, è impensabile andare in acqua domani, purtroppo le operazioni estremamente complesse si sono protratte oltre le previsioni. Si è costretti per ovvi motivi di sicurezza a posticipare al sabato, così che dopo gli scrupolosi controlli di rito, si abbia il tempo di riposare, concentrarsi e riflettere sulla missione dell’indomani: il record mondiale di immersione su relitto. Sabato 10 maggio ore 6,30, ritrovo al pontile per il trasferimento sulla chiatta, il sole si intravede appena dietro le montagne. Una veloce ed abbondante colazione al bar, la giornata sarà lunga per tutti, per i tre sub che rivedranno la superficie dopo oltre 7 ore, per gli assistenti in acqua e per quelli a bordo, per i Vigili del Vuoco in assistenza, per il pilota rov, per i ragazzi della CRI, pronti in caso di necessità. Il primo gruppo salpa immediatamente. Ieri è stata ormeggiata la chiatta su quattro corpi morti, e posizionata la cima di discesa. Resta da mettere perfettamente in tensione quella cima che condurrà i ragazzi proprio sul relitto a meno 236 metri. Mentre alcuni appendono le bombole sulla stazione deco, che inizia a meno 66, Fabio si occupa di persona, con l’assistenza di due sommozzatori dei Vigili del Fuoco, del tensionamento della main shot, e di calarvi a fianco una seconda cima con appese le bombole di emergenza. Tale gas sarebbe sufficiente a due sub completamente in panne con il reb che hanno sulle spalle. Alle 7,35 il pontone del sub Verbania attracca alla chiatta, a bordo i tre Deep Diver assieme a pochi assistenti, quelli incaricati di coadiuvarli durante le ultime fasi di controllo delle attrezzature e nella vestizione. L’atmosfera è visibilmente tesa, i ragazzi sono lasciati ai preparativi, senza nessuno che li disturbi o li intralci, noi da sopra, li osserviamo in silenzio, l’unico rumore è quello del generatore che alimenta il rov in avvicinamento al relitto. Sul computer viene tracciata la rotta, non serve nemmeno il sonar, l’operatore la segue e dopo poco eccolo, il Milano, svelato dalle luci del mezzo meccanico, che agile, ed attento a non sollevare sospensione, viene posizionato a fianco della cima di discesa, illuminando verso prua. I tre sono quasi pronti, entro in acqua prima di loro per fotografare dalla superficie le prime fasi dell’immersione. Ad ognuno viene passata una custodia Easydive con telecamera HD, appositamente testata per l’occasione a 25 bar. Assistiamo all’ok a scendere e veloci scompaiono nell’oscurità del lago. Ore 9.01 l’avventura è entrata nel vivo, la prima tappa è vederli inquadrati dal rov. Risalgo e mi infilo tra la folla di giornalisti ed addetti ai lavori, nella plancia della vedetta dei Vigili del Fuoco, in trepida attesa. Ognuno di noi ha fatto partire il proprio cronometro per sapere esattamente a che quota si sarebbero trovati ad un dato tempo; all’undicesimo e qualche secondo ecco il primo inquadrato, poi a seguire gli altri due. Scoppia un urlo di gioia unanime, siamo tutti laggiù con loro, gli siamo vicinissimi, soffriamo e gioiamo con loro. Gasparin, titolare della ditta di lavori subacquei Palombarus, mi guarda ed in preda ed euforia mista terrore e stupore, mi dice: “voi siete matti, sono a 236 metri di profondità, da soli senza la possibilità di comunicare!”. Certo, siamo lontani dagli standard e dalle attrezzature utilizzate in ambito lavorativo, non siamo in un cantiere di alto fondale con impianto di saturazione, due squadre che si alternano sul fondo, ombelicari, caschetti rigidi e chi più ne ha più ne metta. Il quattordicesimo minuto arriva in un baleno, scorgiamo dal monitor del rov il segnale di risalita, Mario, Alessandro e Pim scorrono veloci lungo la cima. Ora inizia la lunga e delicata fase di rientro, le lunghe ore da passare a desaturarsi da elio ed azoto, i nemici che ci accompagnano ad ogni tuffo. La prima tappa a -170 per un minuto, dalla quale devono sparare in superficie un pallone con messaggio. Tre barche sono pronte a raccoglierlo, ed ecco poco dopo al diciannovesimo il pallone, sulla lavagnetta vi è scritto TUTTO OK, nuovamente si esulta. Prossimo contatto ai -100, dove ad attenderli ci sono i due assistenti più fondi, ed anche da qui si attende un segnale che prontamente arriva riportando anch’esso TUTTO OK. A questo punto sulla chiatta la tensione si è leggermente allentata, gli amici sono rientrati a quote ragionevoli, senza intoppi. Possono contare sull’ausilio di assistenti qualificati. La deco sarà lunghissima, mancano ancora 411 minuti! Ai -66 a circa 67 minuti dall’inizio prenderanno contatto con la stazione decompressiva, quota alla quale troveranno altri assistenti che li seguiranno fino ai -40. A bordo della chiatta, tutti stanno assolvendo ai propri compiti, alcuni sommozzatori dei Vigili del Fuoco sono in stand by, gli assistenti alle quote basse sono pronti, chi ricontrolla la pressione delle bombole di ossigeno che serviranno per gli ultimi metri, altri riprovano la centralina dell’acqua calda; acqua che verrà immessa nella campana per riscaldare i tre sub che hanno trascorso 180 minuti fra i 4 e gli 8 gradi. Il mio obbiettivo è di incontrarmi con loro a meno 40, dove la visibilità è ancora buona, per fare qualche scatto. Fabio, il titolare della Easydive, è preoccupato e curioso di vedere se gli scafandri hanno tenuto o se ha “perso” tre costose telecamere. Il problema è che con quelle pressioni è sufficiente un piccolo urto sul vetro per farlo implodere. Trascorsi 95 minuti mi tuffo, impaziente di raggiungerli, mi faccio passare la macchina, sgonfio e veloce scendo. Arrivando noto un sub di assistenza a fianco di Alessandro, e l’altro intento a sistemare la stazione deco. Primo scatto di prova, allontano un flash e scatto nuovamente, troppa luce, chiudo un diaframma e riprovo, ma mentre scatto sento un rumore oltre a quello delle mie bolle, altre bolle?? Ma dovrei essere l'unico in circuito aperto, sposto la macchina e vedo Alessandro che ha lasciato il reb e sta utilizzando un bail-out, sta comunicando a  Mario e a Pim di aver avvertito improvvisamente forti vertigini mentre era in circuito chiuso. E' tutto sotto controllo  ma ha ancora parecchia deco prima di uscire. Finisco di fare foto, Mario mi passa le telecamere e risalgo per comunicare la situazione in superficie. Restiamo in attesa per circa settanta minuti, tempo che occorre ai tre per arrivare ai meno 21 ed entrare finalmente in campana. Adesso devono riscaldarsi, idratarsi, riposarsi, mancano ancora 4 ore e trenta prima della riemersione. Dalla campana si può comunicare con loro tramite un interfono, li si può vedere attraverso una telecamera, gli si può portare cibo e bevande, e se serve, prestare assistenza. Noto con piacere che tutti i tre scafandri Easydive non hanno collassato, hanno retto perfettamente al test. Fra un panino, un controllo ai tempi, alle scorte di gas, alle comunicazioni, trascorre il tempo necessario a portare la campana a meno 3 metri. I sommozzatori dei vvff scendono con tre bombole di ossigeno con gran facciale che serviranno ai sub per riemergere. Uno alla volta escono dalla campana ed accompagnati in superficie. Prima Pim, poi Alessandro, che esce salutando, viene spogliato e caricato sul gommone di soccorso. Più tardi gli verrà diagnosticata una pdd vestibolare, evento molto frequente nelle immersioni ad elio con permanenze particolarmente lunghe a quote molto profonde. La tensione accumulata in 5 ore sfocia in un applauso liberatorio, è un piacere vederlo sorridere. Per ultimo riemergere Mario, che viene immediatamente sommerso di domande sulle fasi dell'immersione e sulle sensazioni provate. Verso le 18, stanchi ma soddisfatti per l’obbiettivo raggiunto, scaricando l’attrezzatura dal pontone che ci ha riportati a terra, faccio una battuta in dialetto romagnolo ad un mio concittadino. Da dietro un ragazzo dei Sub Verbania ci guarda e chiede di dove fossimo, rispondiamo di Ravenna. Con uno sguardo che trasuda entusiasmo dice: “siete fantastici, venite da tutte le parti d’Italia, vi trovate sul lago, siete grandi amici, ed effettuate queste imprese eccezionali, è bellissimo stare con voi!”

 

Il relitto

Il targhet di questo tuffo è il relitto del battello Milano, utilizzato per trasporto passeggeri, che operava tra la sponda piemontese e lombarda del lago. Affondato a seguito di un mitragliamento avvenuto il 26 settembre 1944 ad opera di tre aerei Inglesi. Quel giorno al comandante era stato imposto il divieto di salpare da Laveno alla volta di Intra, se non con il favore delle tenebre. Tuttavia facendosi convincere dalle pressanti richieste di civili e militari lascio il porto. Poco dopo fu colpito ripetutamente; danneggiato riuscì comunque a raggiungere la riva opposta, dove i passeggeri furono soccorsi da militari e vigili del fuoco. Fra le 16 e le 17 a seguito dell’incendio sviluppatosi a bordo si spezzò ed affondò portando con sé i corpi di due caduti. Il relitto ha rivisto la luce, del rov dei vvff, il 6 novembre 2007, a seguito di un’estenuante opera di ricerca.

 

Intervista al l’organizzatore: Marco Braga

Un record PTA?
Essendo un evento della fiera DDE, l'obiettivo era far partecipare, sia come fondisti che come assistenti, validi subacquei di tutte le scuole. Sono stati infatti invitati in molti e di ogni provenienza, con voluto equilibrio. L'impresa è stata indubitabilmente promossa e presentata come impresa DDE, in ogni sede, anche mediatica. Siamo stati da tutti elogiati sul come la stavamo portando tecnicamente avanti. Ma l'eterogeneità non c'è stata, e solamente per scelta personale di chi non ha partecipato, non dell'organizzazione.
Ciò non è bello nè proficuo non per l'evento in se stesso (che abbiamo comunque perfettamente conseguito) ma per la comunità subacquea italiana (gli stranieri normalmente hanno atteggiamenti diversi), dimostratasi anche questa volta poco incline a cogliere occasioni di incontro nemmeno su terreno squisitamente operativo.
Alla fine ci siamo quindi trovati in team praticamente solo appartenenti a PTA, ed a quel punto tanto valeva così marchiare la missione.
Può essere per qualcuno difficile da credere, ma questo è stato.
Ovviamente per PTA sono enormemente orgoglioso, ma nella più ampia ottica DDE dispiace di non riuscire a coinvolgere la comunità tutta quando c'è autentica disponibilità e buona fede, e su belle operazioni a grande contenuto.
Colgo dunque l'occasione per sottolineare nuovamente il concetto: le iniziative DESA e DDE sono aperte a tutti; immedesimare, accorpare tali iniziative ad altre strutture di chi le organizza può essere istintivo, per alcuni versi comprensibile, ma è un errore. Sic et simpliciter.

Che dire di DDE, Dynamic Dive Exhibition?
L'evento record, pur essendo allocato geograficamente in altra parte (a Verbania ... non siamo riusciti a spostare il relitto ...), stava all'interno della fiera DDE al Parco Giona in Maccagno (VA), il nuovo format che risolve completamente la staticità dei format tradizionali.
Ma non tutto ha funzionato come doveva. Il sabato è venuto a mancare sia il gruppo organizzativo che diverse risorse strutturali (tutti impegnati dall'altra parte del lago per il record che purtroppo era stato rimandato di 1 giorno) e la domenica l'affluenza non è stata come ci si aspettava ... certamente complici anche le pessime previsioni meterologiche, ma tant'è. Inoltre sono stati sottodimensionati anche il servizio ristorazione e la segnaletica sulle strutture più interne (meeting room, teatro).
Insomma alcuni punti dimostratisi critici debbono essere gestiti più accuratamente in DDE 2009. E' esattamente quello che faremo, spiegando bene le scelte risolutive e le molte accortezze aggiuntive che metteremo in atto.

Sempre critico?
Sempre. Critica e, naturalmente, feroce autocritica.
Mai però fine a se stesse, sempre costruttive e fattuali: devono portare a risposte, proposte alternative, miglioramenti di scenari anche se già buoni nella loro globalità, come nei casi sia del record che di DDE che, pur con le problematiche prima denunciate, sono stati entrambi assai positivi nel loro insieme.
Infatti DDE ha avuto 103 espositori in oltre i 1.000 m2 di superficie coperta, praticamente un padiglione fieristico tradizionale. Grazie anche ad ApneaWorld (Gianni ed Iskandar Risso) per l'organizzazione commerciale, la 1° uscita DDE è un successo clamoroso ... oggettivamente impossibile affermare il contrario. Sono state messe in pista una serie di attività, di strutture e di filosofia di lavoro interattivo impressionanti e vincenti. Una location meravigliosa, un progetto con logica ineccepibile, eccellente sia per gli espositori che per i visitatori.
Il record è stata un'impresa eccezionale nel vero senso del termine, un target pienamente ottenuto, ben 3 persone sul fondo, immagini fantastiche, organizzazione interforze e più che buona, tutti tornati a casa, ecc. ecc..
Ufficializziamo quindi i punti critici, ma considerandoli esattamente come tali: non perdiamo mai di vista la sostanza prima, la polpa, che c'è sia in abbondanza che in qualità.
E teniamo anche presente che eravamo alla prima uscita, e che una fiera sul campo super-strutturata come DDE è molto, molto più complessa da organizzare che una al chiuso.

Specificamente per il record grazie in particolare ai meravigliosi Deep Divers Mario Marconi, Alessandro Scuotto (che ha gestito brillantemente un problema difficile: PDD vestibolare in acqua), Pim Van Der Host, sempre reattivi e tranquilli anche in momenti piuttosto complicati. All'Excellent Supervisor Fabio Manganelli, "maestro" (Instructor Trainer PTA) di Human Factor, una specialità ideale per i compiti che aveva. Ai forti Support Divers di fondo di superficie e d'insieme (lista troppo lunga). Alla ditta Palumbarus per la campana, il riscaldatore d'acqua, il comunicatore, la telecamera a circuito chiuso, i compressori per i lavaggi campana, gli OTS, ecc. Alla ditta Deep Sea Technology per supporto tecnico al lavoro professionale. A tutti i VVF di Milano con Angelo Guarnaschelli come operativo veramente operativo ed ancora i VVF di Roma e di Intra (elenco lunghissimo!) ... è stato un piacere, abbiamo lavorato benissimo insieme. Al Verbania Sub, senza di loro sarebbe stato impossibile. Alla OPSA, CRI, 118 e Protezione Civile VCO per il supporto medico e logistico sul campo, a cui hanno provveduto ancora anche i VVF. Ai Media extrasettore che ci sono stati molto addosso, all'Impresa Prini per l'imponente chiatta di 14x8 utilizzata come centro operazioni e di supporto alla campana. Alla Utengas per la centralina di distribuzione gas OC in campana. Alle Assicurazioni "La Previdente" di Luino per le polizze speciali alla DDE. Alla De-Ox per gli analizzatori ambientali (campana) di O2 e CO2, alla Easydive per le telecamere utilizzate dagli Extreme Deep Divers. Alla CISOM per l'idrovolante utilizzato dal sottoscritto per i veloci viaggi AR Verbania-Maccagno ovvero record-fiera. Alla MC Technology di Mancini Cesareo per i gas utilizzati nelle immersioni. Al Porto Turistico di Verbania che abbiamo "militarizzato" per 1 settimana con un campo permanente di uomini e mezzi. A Filmare per le cronache video web puntuali e pulite, semplicemente belle. Al dott. Luca Torcello che ha assicurato assistenza medica iperbarica sul posto ed era pronto se si fosse reso necessario a scendere in campana con farmaci ed attrezzature di primo soccorso. Al campione mondiale di immersione assoluta Nuno Gomez, intervenuto come testimone d'operazione per il "Guiness World Record". Ed infine perchè no anche a me stesso, che per organizzare un record così complesso insieme ad una fiera DDE così strutturata ho letteralmente perso il sonno per mesi e lavorato come non mai ... ma ne è valsa la pena.

Quando e dove possiamo vedere qualcosa?
Su www.ddexhibition.org vi sono immagini e video, in costante aggiornamento. Seguire le indicazioni "new".
Conferenza stampa con accurate spiegazioni della missione e di DDE in Regione Lombardia alla meeting room del Grattacielo Pirelli in Milano esattamente 1 mese dopo il record: il 10 giugno. Ore 11:30. Aperta al pubblico, assai utile la prenotazione (meno di 100 posti) da effettuarsi a: management@ddexhibition.org (eventuali cambi di programma o supporti di info sul sito DDE, consultarlo sempre prima di muoversi).

Marco Sieni

DISCESA SUL “MILANO”

 

La cima scorre veloce dinanzi a me, la visibilità è ottima e l’acqua cristallina, tutt’intorno il buio, alzo la testa e poco sopra di me c’è Alessandro seguito da Pim, abbiamo appena passato i -100mt. Tutto è perfetto, il rebreather funziona magnificamente procediamo come pianificato; di tanto in tanto qualche particella di sospensione si avvicina velocemente alla maschera come se fosse stata sparata contro di me, ma in realtà lei è quasi ferma. Stiamo scendendo più velocemente rispetto al pianificato, cominciamo a rallentare leggermente per aderire il più possibile alla nostra tabella di marcia, continuo la discesa mettendomi di schiena per filmare i miei compagni che mi seguono, loro stanno facendo la stessa cosa così come ci eravamo accordati durante i briefing pianificativi,  la cima di discesa continua a scorrermi dinanzi, passiamo velocemente i -160, -170, -180mt posando lo sguardo verso il fondo alla ricerca di un minimo segnale del relitto. Ad un tratto vediamo chiaramente una luce che dal fondo punta verso di noi, è uno dei fari del ROV che i Vigili del Fuoco lo hanno posizionato ad attenderci sul relitto, lo stesso ROV che comandato da mani esperte ha posto la nostra cima di discesa a 30 cm dal relitto; siamo a -200mt. Di nuovo uno sguardo verso  Alessandro e Pim che sono sopra di me, come d’accordo cominciano a rallentare in maniera da filmare da una prospettiva diversa la discesa sul relitto; nessun segnale d’inconveniente, continuiamo la discesa e l’immagine del faro del ROV si avvicina sempre più velocemente assumendo contorni più definiti, comincio ad avvertire qualche fastidioso tremore dovuto all’HPNS ma nulla che richieda di interrompere l’immersione, solo un fastidioso tremore alle braccia. Ora vedo chiaramente il ROV che è in attesa del nostro arrivo e, nel silenzio assoluto si sente chiaramente il rumore del motorino della videocamera comandata dalla superficie; il secondo faro del ROV punta invece verso la prua del “MILANO” piegato sul fianco sinistro, comincio ad arrestare la discesa ed in un attimo sono sul relitto e giusto di fronte al ROV: -130 fathom o per essere più attuali meno 236 metri di profondità. La sensazione che provo, conosciuta da tutti quei subacquei che si trovano ad immergersi su un relitto per primi, è indescrivibile, difficile da spiegare anche perché è la sinergia di diverse sensazioni e pensieri che mi procurano uno stato di benessere misto a gioia e, per quello che mi riguarda, tutti gli sforzi affrontati fino ad ora sono già ampiamente ripagati. Il tempo di cambiare il setpoint sul rebreather e fare un ultimo check sulla macchina per verificare che tutto è a posto e nuovamente impugniamo la videocamera che i ragazzi dell’Easydive ci hanno appositamente preparato per filmare il relitto, cercheremo di catturare quante più immagini possibili, ovviamente da varie prospettive, essendo questo uno dei task che ci siamo posti in questa immersione di team, pianificando accuratamente ogni dettaglio, dalla gestione delle emergenze sul fondo alla nostra disposizione sul relitto. Dovremmo riuscire a raccogliere 12 minuti complessivi di riprese di porzioni diverse di ciò che resta del Milano. Sono così concentrato che non avverto neanche il freddo dell’acqua che è sotto i 5°C, uno sguardo di intesa con Alessandro e Pim, ci comunichiamo che tutto è a posto e ci disponiamo secondo quanto pianificato su angoli diversi del battello. La lucidità data dalla miscela ci permette di avere  immagini lividissime del relitto a 64 anni dal suo affondamento, pinneggio sul bordo destro dirigendomi verso la prua, lì dove una volta era fissato in “corrimano”, vado poco oltre la prua e mi giro in direzione dei miei compagni, ed ora, con tutte le luci che cadono sul “MILANO” riesco ad avere una visione d’insieme della prua: il ponte è collassato, ma si scorgono ancora diversi particolari riconoscibili, ad un tratto però qualcosa che si distingue da tutto il resto cattura la mia attenzione, un oblò sulla murata di dritta che ha mantenuto integra tutta la lucentezza dell’ottone nonostante il lungo periodo trascorso sott’acqua, vorrei scrutarlo meglio, avvicinarmi per toccarlo ma i 4 minuti di permanenza programmati di fondo stanno per scadere, ne approfitto allora per raccogliere ancora qualche frame e subito dopo mi trovo a restituire il segnale di risalita dato da Alessandro e Pim che comunque continuano  a filmare ciò che resta del battello; risaliamo veloci verso la superficie, ai -189mt il primo breve stop decompressivo, il primo di una lunga serie prima di arrivare ad incontrare Pietro e Christian i due profondisti di assistenza, eccoli, gli segnaliamo che tutto fila liscio, siamo di nuovo a -100…

 

LE ATTREZZATURE PER IL “MILANO”

Per l’esplorazione del battello “MILANO” i tre profondisti hanno utilizzato il rebreather a circuito chiuso auto miscelante elettronico OUROBOROS, alimentati dal Trimix 6/80 quale gas diluente.

Per la pianificazione e per la generazione del piano decompressivo è stato utilizzato il software V-Plan che utilizza come algoritmo di calcolo il modello a permeabilità variabile VPM.

Le mute erano dell’inglese OTTER per Marconi e Van Der Horst e dell’italiana MUTEVOLE per Scuotto.

Le Luci utilizzate per illuminare il relitto erano invece della Fa&Mi, della GiòSub e della Metalsub, mentre le tre custodie utilizzate per filmare il relitto sono state prodotte e fornite dall’Easy Dive che ha oltrepassato il suo Record, il precende collaudo era stato effettuato nel 2005 per la preparazione della custodia per le immagine del recupero dell’oro del Polluce e le custodie erano state collaudate a -200mt, questa volta ci siamo superati e abbiamo collaudato le custodie complete di impugnatura Easy-control e illuminatore Edison 50 a – 260mt. Per far questo abbiamo dovuto apportare delle modifiche alla campana di collaudo per effettuare questo speciale DEEP DIVE TEST, e poi i sub le hanno portate tutte 3 a -236mt realizzando delle immagini uniche al mondo!

All’interno 3 telecamere SONY HDR-HC9 che hanno registrato tutta l’immersione e parte della risalita.

A breve sarà possibili vedere una clip del video sul sito Easydive nella sezione Video.

Mario Marconi

Assistenza di superficie all'immersione sul Battello “Milano”

I migliori successi si ottengono lavorando in Team e la maggior parte delle attività dell'uomo sarebbe impossibile se non lavorando in gruppo. Una immersione come quella sul “Milano” ha richiesto la “costruzione” di una squadra molto particolare in quanto costituita a sua volta da diversi team che lavorando sinegicamente hanno reso possibile e soprattutto sicura una immersione a -235 metri . Una delle fondamentali necessità è stata l'individuazione delle singole persone che. La cosiddetta fase di “Team Building” è una delle più critiche. Personalmente ho contattato molti subacquei capaci e volenterosi, vorrei sottolineare come fossero di tutte le Didattiche,  che avessero sia I requisiti tecnici ma soprattutto delle doti umane per affrontare una impresa del genere. Infatti non è solo indispensabile sapersi immergere ad una data profondità. In questo caso si trattava di portare assistenza ad un eventuale subacqueo in difficoltà a quote dove normalmente il subacquo assistente avrebbe dovuto essere assistito a sua volta. Quindi si trattava di eseguire un compito complesso. L'aspetto umano è altrettanto importante in quanto in Team si lavora insieme e non sempre le persone che sanno fare bene qualcosa lo sanno fare insieme ad altri. Nel team ci deve essere la giusta armonia e benchè il conflitto possa essere salutare per far emergere eventuali problematiche deve essere un “conflitto” che porta ad una critica costruttiva, niente protagonismi e prove di forza ma solo diponibilità, professionalità e spirito critico. Perchè tutti I membri fossero a conoscenza delle procedure operative di Team è stato scritto un documento di sessanta pagine che descrive nel dettaglio tutte le fasi dell'operazione, I compiti dei singoli membri, la strategia decompressiva, I materiali usati, le strutture usate, quali la stazione e la campana. Nell'impresa che mi accingo a descrivere devo dire, rendendone merito a tutti, che I protagonisti hanno superato se stessi e che lo sforzo di Team ha largamente superato quello che poteva essere fatto anche dal singolo più capace, proprio come dovrebbe essere. Il mio ruolo è stato quello di coordinatore fra I vari Gruppi: I Vigili del Fuoco sommozzatori del nucleo di Milano si sono occupati di rilocalizzare il relitto e di piazzare una cima di discesa a 238 metri di profondità (il fondo del lago è tanto profondo) utilizzando un ROV, un lavoro difficilissimo. Lo stesso veicolo subacqueo si è posizionato vicino alla cima di discesa per indicare la “via di risalita” ed illuminare il relitto, le squadre dei loro sommozzatori hanno eseguito un ruolo di supporto indispensabile e fondamentale durante tutte le operazioni. Il loro aiuto è stato determinante per le operazioni normali e soprattutto per l'emergenze. Il Club subacqueo di Verbania della Protezione Civile ha fornito buona parte della logistica, imbarcazioni e materiali e risorse umane senza le quali non avremmo potuto fare niente. La Ditta Palombarus di Palermo ha fornito la campana dove I subacquei hanno potuto decomprimersi all'asciutto e  le attrezzature di suppporto quali I compressori per “lavare” la campana dall'eccesso di ossigeno, l'acqua calda per I subacquei le apparecchiature di comunicazione e I subacquei di assistenza che non solo hanno allestito il campo ma hanno anche dato un aiuto fattivo in moltissime occasioni chiave, portando per esempio materiali in campana. E poi la Croce rossa Italiana e svariati “volontari” presenti sul campo. I ragazzi di assistenza in acqua, tutti dotati di rebreathers, hanno fatto un egregio lavoro immergendosi fino a -100metri con il compito di aiutare in caso di bisogno. Alessandro Scuotto non solo ha fatto l'immersione in profondità ma ha anche allestito tutti gli impianti di alimentazione dell'ossigeno della campana stessa con la professionalità e competenza che lo contraddisitingue. Il Dottor Torcello che ha assistito nelle fasi critiche dell'emergenza e si è occupato dell'incidente. Marco Braga, ideatore di DDE, Dynamic Dive Exhibition, è stato il Project Leader,a lui il merito dell'organizzazione dell'evento. I Deep Divers stessi erano a loro volta in Team. Personalmente quindi ho dovuto coordinare tutte queste persone, una sessantina, in modo che tutto si svolgesse come da programma. Il mio sforzo è stato coaudiuvato da tutti, indistintamente. Quello che mi ha più impressionato infatti non è stata la professionalità dei ragazzi, che conoscevo e sulla quale non avevo alcun dubbio, in quei giorni ho avuto solo delle conferme riguardo a questo, ma sono rimasto stupefatto dalla estrema disponibilità di tutti, dalla voglia di collaborare dimostrata da tutti. Non un lamento, non un atteggiamento ne un comportamento negativo, solo decine di consigli e suggerimenti, seguiti da approporiate azioni estremamente professionali, che ho ricevuto personalmente e che hanno aiutato tutti. Di errori ce ne sono stati certamente ma in corso d'opera sono stati affrontati e risolti direi brillantemente da tutti.  Ora veniamo alle spiegazioni techiche. I ragazzi sul fondo avevano bisogno di un supporto estremamente complesso per la loro risalita e successiva lunghissima decompressione. La fase di discesa infatti, benchè non esente dai rischi di HPNS (sindrome di profondità che si può manifestare sotto I -180mt respirando solo elio) non ci preoccupava moltissimo. Una delle criticità era l'assoluta necessità che I subacquei entrassaro prima o dopo in campana. La temperatura etremamente bassa (4/5°) e la lunghissima deco non consentivano di rimanerne fuori per più di 3 ore circa. Un altro problema era la gestione di una eventuale avaria al rebreather che avesse portato il subacqueo ad affrontare la risalita in circuito aperto, cioè contando su gas normalmente respirato da una bombola.  Altri scenari presi in considerazione e per I quali è stata stabilita una procedura di emergenza erano l'eventuale mdd in acqua (prima di entrare e dentro la campana) ed eventuali fenomeni di tossicità dell'ossigeno respirato a -12 metri per diverse ore. La gestione del cosiddetto bailout (gas di emergenza) era stata programmata inizialmente con l'uso di subacquei di assitenza che avrebbero dovuto scendere fino a -135 metri, poi I subacquei che avevamo selezionato hanno dovuto rinunciare per motivi logistici e personali e abbiamo deciso di posizionare il gas lungo la cima di discesa, ben più profondo, a -160 metri. I subacquei di assistenza si sono immersi “solo” fino a -100. Il gas di emergenza profonda quindi era sulla cima di risalita a -160 e -100 metri. Dai -70 metri partiva una stazione decompressiva costituita da 2 cime dotate di anelli ogni 3 metri e pali di collegamento e sulla quale era stato posizionato gas di bailout a -70 e -40. I subacquei di assistenza si sarebbro quindi alternati in acqua seguando il cosiddetto “Run Time” cioè il tempo totale dall'inizio della discesa. Ad orari prestabiliti I sub di assistenza, I “Support Divers” si sono immersi per incontrare I Deep Divers in risalita. Una delle peggiori emergenze che potessero capitare era qualla del “sub separato”. Un sub di profondità che per motivi vari non fosse riuscito a raggiungere la cima di risalita ed avesse scelto di risalire in libera era la mia preoccupazione più grande perchè non solo gli avrei dovuto fornire assistenza ma lo avrei dovuto riportare sulla cima di risalita principale e quindi in campana. Una squadra di emergenza era pronta a questa evenienza durante il tempo di fondo. Gli scenari di gestione dei fenomeni di Mdd e di eventuale convulsione da ossigeno sono stati discussi e coordinati con il medico del Team. La necessità di strutturare una cosi complessa assistenza è stata messa alla prova nel momento che l'emergenza c'è stata davvero poichè, quando nessuno se lo aspettava e I deep divers erano a -40 metri, uno dei sub ha avuto un fenomeno di embolia vestibolare. Eravamo ancora lontani dalla campana e c'era una emergenza apparentemente grave. I Sub di assistenza profonda stavano facendo la loro deco ed erano fuori gioco, I support divers dei -70 hanno fatto di più del loro dovere e quelli dei -40 si sono impegnati molto cercando di aiutare I ragazzi in difficoltà. In effetti Mario Marconi è stato grandioso non solo per quello che ha fatto sul fondo ma anche per come si è prodigato ad aiutare uno dei suoi Buddy in difficoltà mentre effettuata la sua decompressione non certo comune. Tutti ci siamo rilassati un pò quando I ragazzi sono entrati in campana ed a questo punto la spola dei sub dei Vigili del Fuoco tra la superficie e la campana stessa è stata faticosa ma determinante, fino all'uscita in superficie dei Deep Divers dopo sette ore e cinquanta minuti di immersione. Una impresa eccezionale effettuata grazie ad un Team altrettanto eccezionale. Grazie di cuore a tutti.

Fabio Manganelli

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