Trip in Chuuk Lagoon

 

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Truk/Chuuk Lagoon - Micronesia with Pete Lust4Rush

 

Report di una vacanza stupenda by Pete Mesley mark

Idea nata, come al solito, durante un periodo di immersioni; a cena a Ponza, Simon Mitchell, presente come relatore al quinto Rebreather Meeting ci dice: venite a novembre, è divertente, abbiamo qualche bel tuffo da fare fuori dal giro classico.

Simon Mitchell speaking during 2019 Rebreather Meeting

Immediatamente ci si illuminano gli occhi, con Augusto ci scambiamo un sorrisone a 40 denti. Laguna di Truk, in mezzo al Pacifico, mare tropicale, acqua a 30 gradi, oltre 70 relitti, di ogni tipo a dimensione, conseguenza del World War II Operation Hailstone, la maggior parte sono navi da carico, da 100/150 metri di lunghezza, ancora cariche, su di un fondale accessibilissimo, Simon come guida e medico impareggiabile e Pete, che ci darà le dritte giuste. Il costo è importante, l’ultima tratta del volo, Guam Truk è monopolio della United, costa quasi come Milano Guam; poi alla cifra che ci chiede Pete, si aggiungono le spese a consumo, cioè la Sofnolime, i gas ed i pasti. La contropartita è qualcosa di unico al mondo, oltre all’abbondanza di targhet, si può godere di uno stato di conservazione unico, grazie alla totale assenza di corrente e di moto ondoso.

Chuuk Lagoon on the globe

Tempo 15 giorni e l’acconto è versato, poco dopo abbiamo l’operativo dei voli, siamo a bordo!!

L’euforia non dura molto, in quanto l’otto giugno mi prendo l’ennesima embolia alla spalla sinistra, indagini successive alla risoluzione del malore riveleranno una estesa zona necrotica alla testa dell’omero, da curare con un lungo periodo di trattamenti iperbarici, Frems, magneto terapia, ginnastica ed assoluta astinenza da immersioni.

My shoulder on june

Questo, aggiunto a qualche altro problema mi ha fatto trascorrere mesi con l’umore altalenante, fra picchi di gioia e di sconforto. Al Centro Iperbarico di Ravenna non hanno dubbi, la spalla si sistema, ma non si conoscono i tempi, servono mesi per effettuare e metabolizzare le cure. Io non ho molto tempo, ad agosto devo versare il saldo, chiedo a Pasquale e Francesco pago o salta tutto? Eravamo sulla porta dello studio di Pasquale, loro si sono scambiati qualche occhiata e qualche termine medico, poi si girano verso di me e dicono: l’ipotesi peggiore è che ad ottobre, alla risonanza di controllo, si evidenziano ancora tracce necrotiche, e serva altro ciclo di cure, per cui dovresti affrontare Truk con tuffi di max 90 minuti, e solo uno al giorno. La notte non ci ho dormito, scrivo a Pete, che da vero signore risponde di non preoccuparmi e di decidere con calma. Essendo sempre per il bicchiere mezzo pieno, pago il saldo. Arriva fine ottobre e la risonanza evidenzia ciò che i medici si aspettavano, il normale processo di guarigione è in corso, ottengo il certificato medico di idoneità, con qualche piccola limitazione, perfettamente sostenibile fino alla prossima risonanza a primavera. Truk si può fare a tutta forza, non sono immersioni fonde, c’è l’elio, e l’acqua è calda, condizioni non penalizzanti per il mio omero. In tutto questo trambusto devo ancora fare il visto per transitare su Guam, mi hanno detto che l’ESTA è quasi immediato, non ho pendenze penali, mai fatto malestri, sono tranquillo. Tranquillo infatti non ha fatto una bella fine, dopo cinque giorni ESTA negato, causa viaggio sub in Sudan nel 2014!!!! Panico; per il visto serve appuntamento al Consolato o Ambasciata, prenotazioni, tempi di attesa…….il panico aumenta di giorno in giorno fino a svanire, mi metto il cuore in pace, si vede che doveva andare così, mi gioco divertimento e soldi. Per farla breve, sempre a bicchiere mezzo pieno, ho ottenuto il visto per gli Usa alle 10 e 40 del venerdì mattina, alle 20 e 05 decollava il volo.

Two happy friends

Sul finire della giornata intensissima, Augusto mi raggiunge a Malpensa, ci abbracciamo felicissimi, finalmente si parte, per questo viaggetto di 37 ore. Si, Truk è a 13000 km da casa, 9 fusi orari ad est, lo raggiungeremo via Seul poi Guam, avamposto Usa nel Pacifico. Immaginate due amici, che condividono quasi tutte le immersioni dell’anno, con i loro reb al seguito, in viaggio per una destinazione tanto particolare, ad attenderli uno dei migliori medici iperbarici del mondo che gli ha promesso emozioni forti…...eravamo carichi a molla, saremmo partiti anche a nuoto! Viaggio perfetto, atterriamo in un piccolo aeroporto, circondato di palme, dove l’aereo è costretto a toccare terra subito a testata pista e reverse a manetta per non finire in mare, già successo 3 anni fa. Ci attende il pulmino del resort, sul quale troviamo, Carl del New Jersey. Già, sarà una vacanza studio, solo Americani, Inglesi, Australiani, Pete & Simon from New Zealand, oltre ai locali che parlano inglese. Pete è molto attento alla sicurezza, per cui subito a pranzo ci effettua un bel briefing, siamo molto lontani da tutto, non ci si deve assolutamente fare male, ne embolie, ne tagli, ne infezioni, qua tutto può diventare un problema, ecco perché in tutti i viaggi che organizza vuole sempre Il medico, e che medico!! Dopo pranzo dedicato a riassemblare il reb, la macchina fotografica, i bail out, ed ad organizzarci sul banco che ci è stato assegnato con tanto di nome apposto sopra. Cena in tavoli misti, per favorire la socializzazione, poi alle 18,30, con il sole già tramontato a letto di corsa.

Lunch time in Truk Blue Lagoon Resort

Sono sveglio alle 4,30, esco a perlustrare questo paradiso, scalzo, il prato morbidissimo è fantastico, umido dalla pioggia notturna infonde una sensazione di pace impareggiabile. Faccio un po di yoga, due foto all’alba, verso le 5,30 comincia ad arrivare altra gente, 4 chiacchiere, colazione e via al diving. Ore 8,30 le barche salpano con un massimo di 6 sub, perfettamente organizzate da Pete che ha trascritto sul tabellone i piani della giornata per ogni equipaggio.

Pete during morning planning

Nomi della Maru della mattina e del pomeriggio, nome del pilota e della guida, nomi dei sub. Posto a volontà in barca, impossibile disturbarsi sotto; ci si sparpaglia su navi enormi, molteplici i targhet, varie stive, la sala macchine, l’elica, la prua, le sovrastrutture, anche con il reb, con tempi di fondo di oltre 100 minuti è impossibile ammirare tutto.

Tho telegraphs and the clock in Rio De janeiro Maru engine room

La check dive inizia dentro la sala macchine della Rio de Janeiro Maru, dove Maru sta per nave da carico, quota massima 36 metri; la engine room è vergine, con manometri, termometri, telegrafi di macchina, orologi, passavoce ancora tutto al suo posto, il tempo si è fermato al 17-18 Febbraio del 1944, quando partì l’operazione Hailstone, ed effettivamente la mancanza di corrente e di moto ondoso apprezzabile ha mantenuto uno stato di conservazione fantastico. Si, è quasi disarmante, sei in deco a fianco alla cima, ogni relitto ha uno o due ormeggi fissi, e la sospensione che si stacca non se ne va, resta ferma, stessa situazione che si può avere nei laghi, se fai torbido te lo tieni o ti sposti, precipita molto lentamente ma non viene spazzato via dalla corrente. Per il moto ondoso idem, al massimo mezzo metro di onda alzato dalle brezze provocate dai frequenti temporali equatoriali. Usciamo dalla sala macchine dopo 45 minuti, frastornati da tanta goduria. Simon ci ha guidati fino in fondo, siamo penetrati 4 livelli per arrivare alla base dei motori, la nave è sul fianco destro, non è banale mantenere l’orientamento. Ancora una volta si apprezza l’assenza di bolle del reb, sei in assetto perfetto, non emetti nulla che faccia cadere sospensione in questa visibilità già critica, l’acqua è infatti annebbiata, ti godi la situazione e riesci ad ottenere scatti accettabili, senza fretta e senza il patema di finire il gas.

Fujikawa Maru maintenance room

Al pomeriggio Fujikawa Maru, altra engine room, piccola ed angusta, ma spettacolare, troviamo l’officina, con il tornio e la sua lunetta a terra, la mola, banchi da lavoro e due sale con parecchi ricambi, quota max 28 metri; 90 minuti di relitto, 3 di safety stop, poi via siamo cotti. La sera a cena iniziamo a conoscere gente, Molly e Murphy, Americani della Pensilvenia, moved in Belgio per trovare lavoro; Marcus, che sta effettuando la fotogrammetria di più relitti possibili, si è portato oltre al JJ e macchina fotosub anche lo scooter dall’Inghilterra. Assieme a Pete, l’organizzatore, vogliono documentare, con foto e fotogrammetrie, il più possibile della laguna, per lasciare ai posteri quello che prima o poi il mare si porterà inevitabilmente sul fondo. Cominciamo a sentirci a casa, in quanto a malati di ruggine e subacquea siamo in ottima compagnia! Il ritmo è intenso, dalla prima immersione si rientra verso le 11,30, non si scarica nulla dalla barca, doccetta veloce, una bella disinfettata alle orecchie, e via a pranzo, sempre con commensali diversi a fianco, con i quali ci si scambiano esperienze di vita, di lavoro, di immersione. Vite molto differenti dalle nostre, noi siamo legati al territorio, alla casa, la nostra confort zone è ristretta e molto importante. Ben ha 42 anni è della Luisiana, trasferito nel golfo del Messico per lavoro in ambito Oil&Gas, sposatosi con una Messicana ha avuto due figli ed ora vive in Houston, ma è in procinto di trasferirsi nuovamente. Verso le 13 pisolino, l’imbarco per la seconda immersione è programmato per le 14,30, così da avere un surf time di almeno quattro ore, sempre per ragioni di safety. Rientro verso le 17 con il sole che inizia ad essere basso e di un arancio stupendo.

Augusto is washing the suit during sunset

I ragazzi del diving ci scaricano tutto, con la massima attenzione e delicatezza. Apriamo il reb, asciughiamo la testa, laviamo solo il loop, al contrario della maggior parte del gruppo che spreca quintali di acqua. Mettiamo le bombole da ricaricare nelle apposite aree, Isiro, il blender del diving, ce le farà trovare a fianco dei ns reb. Domattina filtro nuovo, controlliamo e fissiamo le bombole, e via si ricomincia. I relitti sono oltre 70, navi militari e da carico, aerei, sommergibili. Non abbiamo studiato un piano a casa, ci affidiamo alla programmazione di Pete, sa lui dove valga la pena iniziare. Ci assegna targhet grandi, molto grandi, dove possiamo goderci almeno un paio di orette, con queste temperature, il reb sulle spalle, quote entro i 40 metri, c’è tempo per tutto!!

Le giornate si susseguono sempre con nuove e grandi emozioni; i tuffi sono nel massimo confort grazie a muta umida sottile, JJ leggerissimo, solo con le due bombole in carbonio, un solo bailout, ci si muove molto agevolmente. Dieci giorni volano, si avvicina la fine della vacanza troppo velocemente. Attendendo il volo di ritorno, con Augusto, ci mettiamo a fare la classifica delle immersioni top…...durissima!! Ho fatto 16 immersioni, su 15 relitti, 29 ore e 45 di immersione con una massima profondità media di 45,3 metri, una permanenza media di 111 minuti, scattato una montagna di foto, devo metabolizzare il tutto. Come al solito succederà a casa durante la post produzione. Mi capita sempre così, concentrato nell’inquadratura mi perdo il gusto del momento, ma poi lo rivivo 100 volte riguardando le foto!! Ci facciamo 4 risate, in effetti è stata un’abbuffata di relitti, quasi da indigestione, quasi, in quanto siamo ingordi e non ci basta mai…..

Per me è stato molto affascinante l’Oite Kamikaze Class Destroyer, aveva appena soccorso l’equipaggio della Agano, affondata da un siluro del sottomarino USS Skate, che gli fu ordinato di rientrare a Truk per cercare di contrastare l’attacco. Appena superata la pass nord uno degli aerei della USS Bunker Hill lo spezzò a metà con un siluro. Affondò immediatamente portando con sè oltre 300 marinai.

Oite Destroyer distance to the resort in Chuuk Lagoon

Questa immersione richiede oltre 60 minuti di navigazione, siamo vicini all’estremo nord dell’atollo, fondale di 65 metri, acqua molto limpida, visibilità superiore ai 40 metri con sabbia bianchissima. Ci buttiamo, bubble check, giriamo la testa in basso e si intravede subito la sagoma, a 20 metri la riconosciamo chiaramente, sotto un branco di jack fish, minimamente interessati a noi. Il troncone di poppa in assetto di navigazione, quello di prua capovolto a fianco, a formare una V sul fondale, con una coppia di siluri ad una trentina di metri dal vertice della V.

Oite Destroyer 3D model by Marcus Blatchford

Iniziamo dalle stupende eliche, passiamo alla coperta fino alla zona dell’esplosione, dove David, la guida, ci indica un anfratto, nel quale scorgiamo due teschi…...esperienza forte, molto forte. Tornando sopra scorgiamo l’accesso alla sala macchine, ed un’antenna radio. Passiamo nella sezione di prua, ci intrufoliamo sotto coperta, e troviamo altri resti umani, costole, femori, scapole……..Il rispetto è massimo, ci muoviamo lentamente senza toccare nulla, quasi per non disturbare, velocemente me ne esco, la sensazione di profanare una tomba è troppo forte, sono in forte disagio. Tornando alla poppa passiamo a controllare i siluri, molto grandi. Ripercorrendo la coperta, decido di infilarmi in sala macchine, accesso piuttosto piccolo. Entro senza macchina fotografica e me la faccio passare da Augusto, non resiste, entra anche lui, posto stretto, dentro in due, in un attimo la ruggine ci avvolge, ho avuto solo il tempo per due scatti. Risalendo faccio qualche foto panoramica cercando di mettere tutto il relitto nel fotogramma.

Oite Destroyer in a panoramic shot

Bel tuffo, 60 minuti sulla nave, dentro la storia, dentro un dramma, naufraghi sopravvissuti al primo affondamento, morti poche ore dopo per un altro siluro su un’altra nave. Come al solito, per godere a pieno di forti emozioni, è fondamentale conoscere gli eventi che hanno portato all’affondamento, cosa, come e perchè quel relitto si trova in fondo al mare, solo così il coinvolgimento sarà totale. Altro gran bel tuffo, quello sulla Momokawa Maru, 107 metri di nave, coricata sul port side su di un fondale di 40 metri.

Pressure Gauge panel in Momokawa Maru engine room

Pete ci guiderà e mi farà l’assistenza alle foto, grande occasione questa! Si inizia, come al solito, dalla sala macchine, Pete mi indica dove posizionarmi, mentre lui sistema le luci sul set, in questo modo la porzione di sala illuminata è molto superiore a quella che potrei illuminare io con i miei flash, oltre ad avere un gran contrasto sui soggetti principali. Pannello dei manometri, telegrafo, pannello elettrico; risalendo di un livello troviamo l’officina, con la mola, banco da lavoro con due morse da falegname, magazzino ricambi, con un sacco di vetri per le innumerevoli lampade di bordo, non manca nulla, fantastico. dopo oltre 45 minuti usciamo per passare alle stive, ci aspettano camion ed aerei, oltre ai soliti fusti di carburante e a montagne di munizioni di tutti i calibri.

Showa/Nakajima L2D in Momokawa Maru hold

La più interessante è la stiva numero 2, al cui interno è presente un “Tabby”, cioè un Showa/Nakajima L2D la copia del DC-3/C-47 del quale i Giapponesi avevano acquistato la licenza per costruirli nel 1938. Ma sopra, al primo livello di stiva ci sono due camion. Solito allestimento di luci, io pronto a scattare, con Pete ed Augusto che mi fanno da modelli fra i camion e sotto l’aereo fracassato dall’esplosione. Una volta finite le foto serie, ci mettiamo in posa, fregandocene della sospensione alzata e ci facciamo un bel selfie! Ma non è ancora finita, ci dirigiamo in plancia, nascosta dalla solita nuvola di glassfish. Illuminandoli si spostano e ci appare una visione celestiale, il supporto del timone con la corona ancora al suo posto, telegrafo di macchina e tre meravigliosi passa voce, tutto di ottone!! Sembra pronta per salpare, fantastico.

Momokawa Maru main deck

Sono passati 85 minuti, siamo frastornati da tanta bellezza ed abbondanza, con una quota media di circa 35 metri ora ci toccano 40 minuti di deco. Nessun problema, ci tengono compagnia aquile di mare, tonni, jackfish, meduse, una specie di sgombri dalle dimensioni notevoli, insomma un carosello infinito di pesce. Ad un tratto un gran rumore, alziamo lo sguardo e la superficie è battuta da un diluvio, la solita nuvola di evaporazione che è diventata troppo pesante e si sta rovesciando, nulla di grave durerà poco. Riemenrsi  ammiriamo gli spettacolari arcobaleni che si formano.

The group - Truk/Chuuk Lagoon - Micronesia with Pete Lust4Rush

Bella gita, veramente bella, costosa, lontana ma appagante; unico neo speravo di trovare tanta frutta e verdura fresca del luogo; alimenti quasi inesistenti, li si alimentano USA style, pollo e pesce fritto, pasta scotta, patate fritte seppellite nel ketchup!

MS 01/2020

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