Come sono cambiate le immersioni nel tempo
pubblicato sulla rivista Sub n° 432 - Maggio 2026
Intervista ad Andrea Donati, Ponza Diving
Dalla subacquea “a tempo” a un’esperienza sempre più completa, sicura e personalizzata. Il mare di oggi si vive in modo diverso, e Ponza Diving ne è un esempio concreto.
Ci sono stati anni in cui immergersi significava soprattutto fare i conti con un limite molto chiaro: il tempo.
Tempo scandito dall’aria, dall’attrezzatura disponibile, dalla preparazione personale, dalla logistica e da tutto ciò che, sott’acqua, imponeva scelte nette e spesso rigide. Ogni immersione era costruita attorno a un equilibrio delicato tra desiderio di esplorazione e necessità di risalire. Il fascino era enorme, naturalmente, ma l’esperienza era molto diversa da quella che oggi vive il subacqueo.
Negli ultimi decenni, infatti, le immersioni sono cambiate profondamente.
È cambiata la didattica, sempre più attenta ai dettagli, alla consapevolezza, alla gestione dell’assetto, alla sicurezza e alla lettura dell’ambiente. È cambiata l’attrezzatura, oggi più evoluta, più specifica, più affidabile e capace di adattarsi a profili molto diversi. È cambiata anche la mentalità del subacqueo: non si cerca soltanto “quanto fondo” o “quanto tempo”, ma una qualità dell’esperienza più alta, più ricca, più personale.
Il cambiamento più evidente riguarda proprio il modo di stare sott’acqua.
Un tempo il gas era la prima vera preoccupazione: bastava guardare il manometro per sentire il peso del limite. Oggi la tecnologia ha ampliato enormemente le possibilità. L’evoluzione delle configurazioni, l’utilizzo di miscele dedicate, la diffusione di attrezzature sempre più performanti, l’impiego dei rebreather, hanno cambiato il rapporto con la permanenza in acqua. Ma ridurre tutto a una questione di autonomia sarebbe semplicistico. Il vero salto non è solo quantitativo: è qualitativo. Oggi si può restare di più, osservare meglio, scoprire meglio il fondale, progettare immersioni più articolate e vivere un sito in modo più completo. Questo vale tanto per il subacqueo tecnico quanto per il ricreativo. Ad ognuno il suo ritmo, per cercare di soddisfare tutte le aspettative. Il Ponza Diving ha interpretato e seguito questo cambiamento. In un luogo come Ponza, dove il mare offre pareti, franate, secche, relitti, grotte, grandi distese di blu e una biodiversità che cambia con la quota e con la luce, oggi non esiste più un solo modo di svolgere un immersione. Uno stesso punto può essere vissuto in più chiavi: come esperienza ricreativa, ricca di colori e movimento, come immersione di osservazione naturalistica, come percorso tecnico più ampio e strutturato, oppure come uscita capace di mettere insieme subacquei con esigenze diverse e accompagnatori a cui piace vivere il mare. Oltre trent’anni di attività con la stessa gestione, hanno sviluppato al massimo l’attenzione verso il cliente; un rapporto guida utente di massimo di 1 a 5, oltre 20 punti di immersione tra Ponza, Palmarola e Zannone. Tutti elementi che aiutano proprio questa lettura ampia e personalizzata dell’esperienza. Questa è forse una delle trasformazioni più importanti della subacquea contemporanea: la capacità di personalizzare l’esperienza senza snaturarla. Per anni si è pensato che il diving dovesse adattarsi a un solo profilo di cliente per uscita, o a una sola idea di immersione. Oggi non è più così. Un centro moderno deve saper leggere il gruppo, il mare, il livello dei partecipanti e il potenziale del sito. Deve saper costruire comfort, sicurezza e qualità, senza togliere profondità all’esperienza. È una visione che richiede organizzazione, competenza e conoscenza reale del territorio. Ponza Diving, da questo punto di vista, rappresenta bene una nuova maturità del settore.
La sua forza non sta soltanto nel portare i sub in acqua, ma nel saper interpretare il mare di Ponza e dell’arcipelago in modi diversi, tenendo insieme esigenze che un tempo sarebbero sembrate inconciliabili: il subacqueo che cerca il grande classico, quello che vuole spingersi oltre in termini tecnici, chi preferisce un’immersione più rilassata, chi è a bordo come accompagnatore e vuole comunque godersi la giornata tra snorkeling, panorama e comodità logistica. Anche questo è un cambiamento fondamentale rispetto al passato.
Le immersioni, oggi, non sono più un’attività “chiusa” per pochi. Sono un’esperienza aperta, flessibile, più integrata nel viaggio e nella vacanza. Conta l’acqua, certo, ma conta anche tutto quello che c’è intorno: la facilità di accesso, la qualità della barca, la gestione degli spazi, l’organizzazione delle attrezzature, la possibilità di accogliere in modo serio sia il sub tecnico sia chi si avvicina al mare con obiettivi completamente diversi. In questo cambiamento, è molto importante il comfort, non un dettaglio ma parte integrante della qualità dell’esperienza subacquea. La nostra barca, il Nettuno II, imbarcazione principale di Ponza Diving, rappresenta bene questa evoluzione: 18 metri per 5 di larghezza, coperta interamente dedicata ai subacquei, cinque rastrelliere che accolgono sia configurazioni ricreative sia attrezzature tecniche come bibombola o rebreather, possibilità di lasciare l’attrezzatura montata a bordo per tutta la vacanza, due servizi con docce calde, cucina attrezzata, ampio prendisole sul ponte superiore, spazi dedicati ai CCR, tre ampie entrate in acqua, due scale di risalita e ascensore di poppa; risalite comode e sicure per tec diver e persone con mobilità ridotta. Grazie a una situazione così organizzata che oggi, nello stesso punto di immersione o nella stessa giornata, possono divertirsi subacquei con livelli, obiettivi ed esigenze diverse. Soddisfiamo chi cerca un immersione ricreativa, chi vuole un profilo più tecnico, chi cerca la comodità, chi accompagna e vive il mare in superficie. In altre parole, il comfort è ciò che permette a Ponza Diving di far trascorrere un’esperienza armonica, completa e davvero su misura ai nostri ospiti. Questa evoluzione la si può sperimentare osservando come, oggi, vengano vissuti alcuni dei siti più emblematici dell’arcipelago. Le Formiche sono l’esempio perfetto di un sito capace di parlare a subacquei diversi. Una serie di scogli affioranti e non, adagiati su di un fondale sabbioso fino a circa 54 metri, accessibili a tutti i livelli di esperienza e caratterizzati da ambienti molto differenti tra loro. Il versante nord-orientale, esposto alle correnti di levante, favorisce la crescita di splendide gorgonie rosse; tra queste si incontrano spesso crinoidi dal rosso acceso e delicate claveline, mentre risalendo si incontra un grande arco naturale completamente tappezzato di parazoanthus che introduce a una grotta lunga, ricca di vita e colori. È il classico esempio di immersione che oggi può essere effettuata in più modi. Come tuffo appagante e ricco di scenografia per il ricreativo, oppure come sito da esplorare con più tempo e più attenzione da chi ha formazione ed esperienza diverse. Qui entrano in gioco le attrezzature con cui riusciamo a fare tuffi completamente diversi rispetto ad anni fa. Rebreather e scooter permettono di allontanarci e scendere a profondità sotto ai 70 metri, dove troviamo aragoste, scorfani di grandi dimensioni, pennatule. Si risale per godere dello spettacolo di dentici stanziali che vengono a curiosare. Da lì, circa 10 minuti di scooter direzione nord per raggiungere nuovamente la barca. Oltre 2 ore di puro divertimento!! Lo stesso vale per il relitto LST 349, una delle immersioni sotto costa più suggestive di Ponza altra opzione per raccontare quanto il diving sappia unire fascino storico, accessibilità e profondità di esperienza. Si tratta di una nave da sbarco del 1943, spezzatasi in due tronconi dopo essersi schiantata sugli scogli, durante una violenta mareggiata. Oggi il relitto giace su sabbia chiara, con la prua tra i 25 e i 26 metri e la poppa poco distante, attorno ai 20-22 metri. La sua silhouette scura sulla sabbia bianchissima, il cannone e le mitragliatrici ancora visibili sul ponte, le stive esplorabili con gli oggetti della vita di bordo ancora presenti, restituiscono un immersione che può affascinare tanto il subacqueo alle prime esperienze, sui relitti, quanto chi cerca letture più ampie del sito e del suo valore storico. Il focus non è soltanto la profondità, ma il modo in cui uno stesso luogo riesce a offrire esperienza, emozione e contenuti a utenti diversi. Anche qui, scooter, rebreather e naturalmente certificazione idonea. Ci si lascia il relitto alle spalle, seguendo una serie di riferimenti naturali, ci si dirige a NW fino a raggiungere la secca di Punta Papa. Cappello 32, fondo 58 con pareti ricoperte di gorgonie rosse, ceppo di ancora romana in un anfratto e tanto altro da vedere. Sul cappello i padroni di casa, dentici stanziali in caccia, offrono uno spettacolo unico. Una volta soddisfatti, si riprende lo scooter, rotta SE per arrivare sul relitto, dove la lunga decompressione trascorre via velocissima, per quanto è bella questa zona.
L’isola ha dinamiche, spazi e ritmi suoi, noi in questo contesto vi offriamo un diving in posizione strategica, a pochi metri dall’attracco dei traghetti, nel centro del porto borbonico, con reception, deposito attrezzature, sala compressori, vasche di risciacquo, docce calde e spogliatoio. Tutti questi servizi servono a trasformare una semplice immersione in una giornata ben articolata. Aspetti che il subacqueo contemporaneo percepisce subito, molto più di quanto accadesse in passato, quando si era disposti ad accettare quasi tutto pur di andare in acqua. Noi oggi vi offriamo immersioni non necessariamente più estreme, ma più complete, mettendo a disposizione tecnologia, esperienza e soprattutto la visione. Un relitto può diventare una palestra perfetta per chi cerca il fascino che emana solo con un rapido giro esterno, ma anche il punto di partenza per un percorso più esteso. Una secca può regalare meraviglia già nelle quote classiche, ma svelare altri scenari a chi ha formazione, configurazione e obiettivi diversi. Il mare non cambia, cambia il nostro modo di leggerlo. Questo, in fondo, è il cuore del tema. Le immersioni sono cambiate nel tempo perché è cambiato il nostro rapporto con il mare. Siamo passati da una subacquea spesso costruita sul limite a una subacquea sempre più costruita sulla possibilità. Possibilità di restare, di osservare, di scegliere, di differenziare, di adattare. Possibilità di vivere la stessa uscita in modi diversi. Possibilità di alzare il livello tecnico senza perdere il piacere dell’esperienza. Possibilità, soprattutto, di mettere al centro non soltanto la prestazione, ma la qualità complessiva dell’immersione. Ponza Diving incarna bene questa evoluzione perché unisce due aspetti che oggi fanno davvero la differenza. La conoscenza autentica dell’arcipelago e la struttura capace di rispondere alle esigenze del subacqueo contemporaneo, sempre più informato, sempre più attento, sempre più consapevole di ciò che cerca. Secondo la nostra esperienza, il futuro delle immersioni non sta semplicemente nell’andare più giù o nel restare più a lungo,
sta nel saper offrire un’esperienza più completa. Un’esperienza in cui tecnica, sicurezza, logistica, osservazione, emozione e accoglienza non siano elementi separati, ma concause dello stesso risultato. Questi aspetti dimostrano quanto il diving sia cambiato nel tempo.
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